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Il Bulbophyllum picturatum è una graziosa piantina di facile coltivazione. Dalla bibliografia si apprende che, in natura, la specie è diffusa nel sud est asiatico, dove cresce dai 900 ai 1500 mt di altidune, come epifita nelle foreste dell’area.
In coltivazione casalinga, questo Bulbophyllum ama un’alta umidità atmosferica, una buona luce ma non direttamente i raggi solari né la vicinanza eccessiva delle lampade per l’illuminazione artificiale. La pianta, dalle dimensioni contenute, presenta uno sviluppo simpodiale, con tanti piccoli pseudobulbi che portano ciascuno una foglia verde scuro, oblunga, abbastanza coriacea, lunga 2-3 cm. L’aspetto della pianta risulta, a mio parere, anche fuori dal periodo della fioritura, piacevole ed aggraziato. Coltivo questa specie da poco più di un anno e ha fiorito già due volte.
 
La fioritura è stata annunciata da uno stelo, formatosi da uno pseudobulbo maturo durante la primavera, che ha sviluppato in breve tempo un’infiorescenza con 3-5 fiori, ciascuno lungo circa 3 cm, dalla forma inusuale, tipica dei Bulbophyllum, somiglianti ad un piccolo gruppo di ballerini sulle punte dei piedi. Il mio piccolo picturatum lo coltivo in vaso, con un composto costituito da bark di piccola pezzatura, all’interno di un orchidario provvisto di un’ampia area acquatica, cosicché l’umidità si mantiene sempre molto alta (dal 72 al 99%). L’illuminazione è garantita da una Phytolite da 200 watt, posta all’estremità opposta rispetto all’area di crescita del Bulbophyllum. Una delle due ventole da pc in funzione nell’orchidario, mantiene un discreto movimento d’aria proprio nella sua direzione. Le temperature di coltivazione sono quelle medie del mio appartamento, con minime invernali di 17-18° e massime estive di oltre 35°. Le sottili radici bianche che caratterizzano il suo apparato radicale suggeriscono la scarsa tolleranza della specie per i prolungati periodi secchi ma anche la delicatezza rispetto ad eventuali ristagni idrici. Durante i mesi invernali, complice l’umidità relativa elevata, le annaffiature sono state sporadiche e sono state incrementate solo con l’innalzarsi della temperatura, accompagnate da una leggera fertilizzazione somministrata due volte al mese. Da marzo in poi la pianta produce continuamente nuovi pseudo bulbi e la richiesta d’acqua e nutrienti aumenta. La fioritura, pur non essendo lunga come quella delle Phalaenopsis o delle Cattleye, è stata comunque abbastanza duratura, più di 2 settimane, regalando all’orchidario quel fascino speciale che solo le orchidee sanno donare.
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